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Piemonte Cultura - ij Danseur dël Pilon

Piemonte Cultura
ij Danseur dël Pilon

Via Costigliole, 2
10141 Torino

tel. 011 0437012

cell. 338 6271 206

E.mail info@piemontecultura.it

Sito internet: www.piemontecultura.it



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ij Danseur dël Pilon

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Presentazione dell’Ente

La missione
L’associazione di Promozione Sociale PIEMONTE CULTURA, nata nel 2008, promuove la diffusione della Cultura del Piemonte, missione assolta in forma di volontariato da tutti i suoi membri. Lo scopo sociale è quello di mantenere viva la memoria e alto il prestigio delle tradizioni storico-popolari piemontesi negli ambiti musicali, teatrali e di danze, sotto l’egida del Drapò, ovvero della bandiera del Piemonte. Dal 2009 è iscritta all’Albo delle Associazioni della Città di Torino e dal 2017 al Registro Regionale delle Associazioni (Lr 11/2009) istituito per la “Valorizzazione e promozione della conoscenza del patrimonio linguistico e culturale del Piemonte“ e Iscritta al Registro dei Gruppi Storici Rievocativi e Folcloristici istituito con Delibera dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Piemonte n. 34/2024.
Gli interessi culturali sono stati sviluppati attraverso due progetti distinti, entrambi finalizzati alla ricerca, conservazione e divulgazione della tradizione culturale regionale: OFFICINE FOLK®, sede operativa nella quale dal 2008 vengono svolte tutte le attività culturali e d’intrattenimento organizzate dall’Associazione e MEDIATECA FOLK®, Centro di Documentazione Regionale di Piemonte Cultura, inaugurato nel gennaio 2015, presidio culturale deputato alla catalogazione, conservazione e divulgazione di monografie, periodici, spartiti musicali, supporti audio e video inerenti al patrimonio culturale piemontese, nonché centro di documentazione sugli storici lavatoi e bagni municipali di Torino. OFFICINE FOLK® e MEDIATECA FOLK® sono progetti e marchi di PIEMONTE CULTURA interamente dedicati alla tradizione popolare, espressa attraverso la Storia, l’Arte, la Letteratura, la Musica, la Danza e il Canto popolari, strettamente correlati al territorio regionale.
Mantenere saldo il legame con le comunità di origine piemontese nelle varie parti del mondo, è un’ambizione che ha spinto il Gruppo in un viaggio fino alla Pampa Gringa in Argentina. Inoltre le ambasciate e i costanti scambi culturali con Regioni di Stati limitrofi dell’area europea, promossi con cadenza annuale, hanno la finalità non solo di far conoscere la ricchezza della lingua parlata e la varietà del linguaggio espressivo attraverso musica e danza, ma anche di ricercarne e metterne in luce assonanze e comuni derivazioni come simbolo di fratellanza.
Il gruppo di ballo ij Danseur dël Pilon è composto da una dozzina di coppie e si esibisce con un repertorio di danze legate rigorosamente al territorio regionale piemontese. Nel corso delle manifestazioni alle quali partecipa (feste patronali, festival nazionali e internazionali,ecc.) offre sempre un momento di animazione nel quale coinvolge il pubblico invitandolo a danzare insieme semplici coreografie tratte dal repertorio popolare piemontese.
Normalmente è accompagnato da ij Sonador che suonano strumenti tradizionali quali l’organetto diatonico, la ghironda, la cornamusa e il flauto. Ij Danseur hanno ideato suggestive coreografie e accompagnano ritmicamente le loro esibizioni con strumenti a percussione e idiofoni molto semplici, realizzati con materiali poveri, legati alle primitive attività rurali:

  • - Il Tascon piemontese, il cui suono melodico si affianca a quello dell’organetto diatonico e la cui origine è da ricercarsi nel Coreggiato, attrezzo agricolo impiegato per dividere i chicchi di grano dalla paglia. La trebbiatura, eseguita manualmente con i bastoni snodati (flagelli) era certamente una fatica che impegnava i contadini nei mesi più caldi della stagione estiva, ma sovente poteva dare luogo a gare di abilità e di resistenza, trasformando la fatica in gioia; la sapienza del gesto era valutata dai contadini più anziani ed esperti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche estetico. Infatti, il battere ritmico dei bastoni sulle spighe, oltre ad assolvere alla funzione primaria di separare i chicchi dalla pula e dalla paglia, esprimeva anche una valenza estetica perché produceva una “musica”. Questa tipologia di strumento musicale, utilizzato da gente comune, si ritrova in tutto l’arco alpino e nelle pianure del Piemonte, ancor prima di qualsiasi altro strumento impiegato nella “musica colta”. Le testimonianze raccolte fra gli anziani raccontano di feste e matrimoni animati esclusivamente attraverso il canto ritmato dal suono di questi strumenti; i tascon utilizzati dal Gruppo, costruiti appositamente per la musicalità, sono stati realizzati in legno di Frassino che per le sue caratteristiche garantisce un’ottima sonorità e robustezza;
  • - I TrichTrach, caratteristici strumenti idiofoni, costituiti da placchette di legni vari, unite tra loro con spaghi e separate da nodi. Alle due estremità sono poste le impugnature tornite sulle quali è intagliato il classico rosone a sei petali, il sole delle Alpi, simbolo di antica origine celtica. La scelta delle varie essenze legnose è legata alla disponibilità della materia prima al momento della realizzazione. La forma e l’uso ricordano quelle del Tinebre o Tràccola a Tabella, utilizzati in passato durante la Settimana Santa in sostituzione delle campane, normalmente composti solo da tre blocchetti di legno incernierati tra loro in vari modi che, scuotendoli dalle impugnature, emettevano un cadenzato e forte “tac tac”. I TrichTrach si suonano impugnandoli con entrambe le mani, combinando la rotazione dei polsi col movimento alternato delle braccia in sù e giù, in modo che le estremità delle placchette sbattendo tra loro in sequenza producano il caratteristico suono. Strumenti simili, per principio di funzionamento e forma, si trovano in altre antiche rappresentazioni musicali e teatrali. Sono utilizzati per scandire il tempo durante la festosa marcia del gruppo di danzatori e suonatori.
  • - la Cantaran-a, il cui nome onomatopeico in lingua piemontese, letteralmente “la rana che canta”, deriva dall’assonanza col verso della raganella. Anche questo strumento veniva suonato durante i riti della Settimana Santa, ancora negli anni ’60 del secolo scorso, in sostituzione della campanella prima o durante le funzioni religiose. La Cantaran-a si presenta come una ruota dentata montata su un manico, ruotando la quale risuonano le lamelle di legno fissate su di una cornice; si suona impugnandola da un manico a manovella;
  • - ël Tamburn, tamburo da parata piemontese di origine napoleonica con il fusto in ottone, tutt’oggi utilizzato anche nelle marce delle famose Pifferate di Ivrea. I tamburi di cui il Gruppo è dotato sono strumenti storici risalenti ai primi del Novecento.
  • - Il costume, il costume da esibizione indossato dal Gruppo rievoca la tradizione popolare, ispirandosi liberamente all’abbigliamento in uso ad inizio del secolo scorso nelle campagne canavesane, in occasione delle ricorrenze.
  • Le danze
    Le danze proposte seguono il corso delle stagioni, del calendario e delle fasi lunari, il ritmo della vita contadina a sua volta scandito dalle consuetudini sociali della comunità. Esse cadenzano la quotidianità fatta di lavoro nei campi, raccolti, di feste sull’aia per i coscritti, le nascite e i matrimoni, solo per citarne alcuni.
    Alla base delle danze c’è sempre il gruppo che saldamente si identifica con la propria comunità sociale con le proprie gerarchie, fortemente legato alla terra natia e ai propri riti.
    Il repertorio proposto da ij Danseur dël Pilon attinge dalle tradizioni storiche delle comunità del Canavese, sconfinando in Val di Cogne, Roero, Val Chisone, Val Varaita e Valle Po.

    Il teatro di stalla
    Il gruppo de ij Danseur dël Pilon ha ripreso e inserito nel proprio repertorio un genere rusticano di teatro popolare in lingua piemontese, denominato Teatro di stalla, recuperandone alcuni copioni e curando la rappresentazione di numerose scenette. Si tratta di una rappresentazione dal sapore estemporaneo su canovacci popolari, messa in scena in un contesto povero ed essenziale, come una stalla, un cortile, una cantina, una piòla. Appartiene alla tradizione orale contadina soprattutto dell’Emilia, ma con estensioni anche nelle regioni confinanti, Piemonte compreso; a questo genere sono riconducibili molti manoscritti, copioni e canovacci quasi sempre inediti. Il Teatro di stalla si caratterizza per i tratti drammatici, talvolta grotteschi e spesso comici dei testi, interpretati da contadini, braccianti, mezzadri, bottegai o artigiani, nei teatri di paese e più spesso nelle aie e nelle stalle. I copioni sono scarni ed essenziali, ma estremamente coinvolgenti, e la lingua regionale esprime la voce del popolo, sfruttato e umiliato dai potenti, che invece parlano con distacco e sussiego la lingua nazionale. Ha trovato la massima diffusione soprattutto tra la metà dell’Ottocento e l’immediato ultimo dopoguerra, nel contesto rurale della Pianura padana.
    Carlin a passa da là, ambientato a Cascina Gambarua in quel di Marentino, in provincia di Torino, e Ël fràconfessor, sono le pièces più apprezzate e conosciute, ormai dei veri cavalli di battaglia.